Dopo 15 mesi dall’uscita di Uncharted 4: La Fine di un Ladro quegli artisti videoludici dei Naughty Dog tornano sul mercato con uno spin off/DLC sontuoso come Uncharted Lost Legacy o, come scritto nella versione distribuita in Italia, L’eredità perduta.
Occhio però a non farvi trarre in inganno: il gioco non è ascrivibile ad un mero DLC: realizzazione tecnica, durata e multiplayer infatti lo caratterizzano come un gioco a se stante che si potrebbe giocare peraltro anche senza aver giocato i precedenti 4 capitoli, il che però costituirebbe un’eresia videoludica a tutti gli effetti.
Chi ha giocato i precedenti episodi sarà costretto ad abbandonare i panni dell’Indiana Jones dei nostri giorni ossia Nathan Drake per impersonare la bella Chloe accompagnata, a partire dal secondo capitolo di questa “espansione”, dall’altrettanto affascinante Nadine, mercenaria con la pelle d’ebano dotata di straordinaria agilità e senza paura.
I ragazzi dei Naughty Dog sono riusciti a superare i livelli raggiunti ne “La fine di un ladro” portando all’ennesima potenza tutto ciò che di buono erano riusciti a realizzare.
Non mi riferisco solo agli aspetti squisitamente estetici ma anche ad aspetti narrativi che sin da subito rapiscono il videogiocatore che si immedesima perfettamente nel racconto.
La storia narra le gesta di Chloe che si imbatte nell’avventura per recuperare (o rubare…) un antico manufatto di origini indiane sulle cui tracce è già il cattivo di turno Asav che ha al sotto il suo comando un discreto manipolo di mercenari.
Le nostre giovani eroine dovranno viaggiare fra i monti Ghati occidentali dell’India alla volta dell’Impero Hoysala e trovare la leggendaria Zanna d’Oro di Ganesha, una delle rappresentazioni di Dio più conosciute e venerate. (Si tratta della divinità raffigurata con una testa di elefante provvista di una sola zanna, ventre pronunciato e quattro braccia, mentre cavalca o viene servito da un topo, suo veicolo. Ndr). L’impresa non sarà affatto facile a meno che non si giochi la storia a livello “normale” e richiederà impegno e destrezza nel saper discernere quando è il momento di attaccare o di agire in “ombra” con attacchi a sorpresa per evitare di allertare le truppe mercenarie nemiche.



Insomma gli ingredienti ci sono davvero tutti e fanno davvero comprendere che Uncharted è Uncharted con o senza Nathan Drake: il vero ingrediente segreto a quanto pare sembrano essere i ragazzi di Naughty Dogs. Un applauso per loro con l’augurio che possano presto sfornare un’altra hit del firmamento videludico (possibilmente in questa gen). Non fatevi sfuggire questo CAPOLAVORO…

Ercole
25 Ottobre 2017 at 00:59Bellissimo l’ho giocato tutto per 2 volte e me lo rigiocherei una terza se non ci fossero altri mille giochi in questo periodo
ivan zara
25 Ottobre 2017 at 10:05Hai perfettamente ragione… aspettiamo il tempo…